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La qualifica di ONLUS è definitivamente cessata. Le organizzazioni non ancora iscritte al RUNTS rischiano di perdere agevolazioni fiscali e patrimonio. Scopri cosa fare.

Il 31 marzo 2026 è la data che tutte le ONLUS italiane avevano sul calendario. Per le organizzazioni che non fanno i passi necessari ad adeguarsi le conseguenze, purtroppo, sono concrete e immediate. In questo articolo facciamo il punto su cosa è cambiato, cosa rischia chi non si è ancora mosso e quali strade restano percorribili

Cosa è successo il 1° gennaio 2026

Il 2026 ha segnato la fine definitiva di una stagione durata oltre vent’anni: quella delle ONLUS. Con l’avvio dell’operatività completa del Codice del Terzo Settore, a partire dal 1° gennaio, la qualifica di Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale ha cessato di esistere.

Non si tratta di un cambiamento formale. Dal 1° gennaio 2026 l’Anagrafe unica delle ONLUS, gestita dall’Agenzia delle Entrate, è stata ufficialmente soppressa. Con essa sono venute meno tutte le agevolazioni fiscali riconosciute fino a quel momento agli enti iscritti in base al D.Lgs. 460/1997.

Il sistema si è chiuso. Il passaggio al nuovo Codice del Terzo Settore — avviato nel 2017 e rimasto in sospeso per anni in attesa dell’autorizzazione europea sulle norme fiscali — è ora definitivamente operativo.

Perché il 31 marzo 2026 è così importante

Entro il 31 marzo 2026 le ONLUS già iscritte all’Anagrafe che intendono continuare a operare come enti del Terzo Settore e mantenere il diritto al contributo del cinque per mille devono presentare istanza di iscrizione nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS).

Questa scadenza non è un semplice adempimento burocratico. Le ONLUS che non presentano domanda di iscrizione al RUNTS entro il 31 marzo 2026 escono dal sistema transitorio e non possono più beneficiare della disciplina agevolativa prevista per tali enti.

Il vantaggio fondamentale dell’iscrizione entro questa data è la continuità giuridica e fiscale: l’efficacia retroattiva della qualifica ETS dal 1° gennaio 2026 garantisce continuità nel godimento dei benefici fiscali e impedisce l’attivazione delle clausole di devoluzione patrimoniale.

Il rischio più grave: la devoluzione del patrimonio

Il punto che molte organizzazioni hanno sottovalutato riguarda il patrimonio accumulato negli anni.

Le ONLUS che non hanno presentato domanda entro il 31 marzo 2026 sono obbligate a devolvere il patrimonio “incrementale” maturato durante il periodo in cui l’ente ha beneficiato delle agevolazioni fiscali, vale a dire il patrimonio accumulato grazie ai benefici fiscali goduti.

In pratica: tutto ciò che l’organizzazione ha costruito negli anni grazie al regime fiscale agevolato non può essere trattenuto. Deve andare ad altri enti con finalità analoghe, iscritti al RUNTS.

Se l’ente optasse per lo scioglimento, la devoluzione riguarderebbe l’intero patrimonio.

Gli scenari concreti per chi non si è iscritto in tempo sono due. Il primo è lo scioglimento dell’ente con devoluzione obbligatoria del patrimonio a un altro ETS iscritto al RUNTS, previo parere del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il secondo è la continuazione dell’attività come ente ordinario — associazione non riconosciuta o ente commerciale — con obbligo di devolvere comunque il patrimonio incrementale e con la perdita di tutti i benefici fiscali del regime precedente.

Si può ancora fare qualcosa?

Sì, ma con conseguenze diverse rispetto a chi ha rispettato la scadenza.

È importante precisare che il termine del 31 marzo non è perentorio in senso tecnico: la domanda di iscrizione al RUNTS può essere presentata anche successivamente. Tuttavia, solo le ONLUS che hanno inviato la domanda entro il 31 marzo potranno beneficiare del passaggio in continuità, conservando le agevolazioni e senza dover avviare una procedura di devoluzione patrimoniale.

Chi si iscrive dopo quella data potrà comunque diventare un Ente del Terzo Settore, ma dovrà prima affrontare la questione della devoluzione patrimoniale incrementale. È un percorso più complesso, che richiede un’analisi contabile accurata e un confronto con un consulente esperto.

I passi da fare adesso

Se la tua organizzazione non si è ancora mossa, ecco le azioni prioritarie.

Primo passo — Analisi della situazione Verificare con il proprio commercialista o consulente legale qual è la situazione attuale dell’ente: se la domanda è stata presentata e in quale stato si trova l’istruttoria, oppure se non è stata ancora avviata.

Secondo passo — Scelta della forma giuridica Le ONLUS che decidono di adeguare i propri statuti e iscriversi al RUNTS devono scegliere il tipo di ente del Terzo Settore che vogliono diventare tra le diverse opzioni previste dal Codice: Organizzazione di Volontariato (ODV), Associazione di Promozione Sociale (APS), impresa sociale, ente filantropico, società di mutuo soccorso o altro ente del Terzo Settore.

Terzo passo — Adeguamento dello statuto Lo statuto deve essere aggiornato con tutte le clausole obbligatorie previste dal Codice del Terzo Settore. Per gli enti con personalità giuridica questo passaggio richiede l’intervento di un notaio.

Quarto passo — Presentazione della domanda L’ente interessato può presentare l’istanza di iscrizione al RUNTS esclusivamente in modalità telematica all’Ufficio RUNTS competente, tramite il portale dedicato, accedendo con SPID o CIE del legale rappresentante.

La documentazione da allegare comprende l’atto costitutivo, lo statuto adeguato alle disposizioni del Codice e gli ultimi due bilanci consuntivi approvati.

Una questione di sopravvivenza, non di burocrazia

La fine delle ONLUS non è un aggiornamento amministrativo. È una trasformazione profonda del quadro giuridico e fiscale in cui operano migliaia di organizzazioni italiane. Chi affronta questa transizione con metodo e tempestività garantisce continuità alla propria missione sociale. Chi la rimanda rischia di mettere a rischio anni di lavoro, risorse accumulate e la stessa capacità di operare sul territorio.

Se la tua organizzazione ha bisogno di supporto nel comunicare tale transizione, Bellini & Fabrizio può supportarti nell’analisi del contesto, nel dialogo con le istituzioni e nella costruzione di una strategia di transizione concreta.

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